CONSIGLIO DI OGGI

CONSIGLIO DI OGGI
prendere 10 non significa essere 10 come prendere 4 non significa essere 4. I voti identificano un'attività mai una persona

venerdì 2 settembre 2016

ADHD e problemi di comportamento

A volte si usano acronimi difficili e complicati che vorrebbero definire un certo tipo di persone, quando vengono usati per definire dei ragazzi o peggio dei bambini, personalmente rabbrividisco.
Ultimamente ho completato un corso per poter intervenire con bambini/ragazzi con sindrome di ADHD. sono bambini iperattivi, con scarse capacità di concentrazione e di controllo degli impulsi.
I MIEI RAGAZZI INSOMMA!!! Quelli con cui opero da 30 anni...
E' stato un corso interessante, niente di nuovo, per carità, ma interessante. sono stati proposti strumenti e metodi facili e di facile utilizzo e questo non è cosa da poco.
Ho ritenuto importante iscrivermi a questo corso perchè sono stati accettati i tre progetti POFT che ho presentato al Comune di Vicenza e quindi, per lavorare su grandi numeri ritenevo di aver bisogno di strumenti nuovi.
I progetti accettati si chiamano:
BULLI E BULLISMO
EDUCATORE A SCUOLA
VIVERE BENE IN CLASSI MULTIPROBLEMATICHE
se mi stai leggendo e sei un insegnante o un genitore, contattami su questo blog, sono disponibile a scontarti il progetto anche del 20%.
Ora sono pronta per iniziare.
Ci vediamo in classe o a scuola.
TATA MICHELA

lunedì 9 maggio 2016

difficile a scuola

Negli ultimi anni i bambini con disturbi dell’apprendimento e del comportamento, certificati a scuola, sono esponenzialmente cresciuti. 
Ognuno può trarre le sue valutazioni, quello che a me fa riflettere è che stiamo vivendo all’interno di una società dove il comando è “godi!” e non “Rinuncia!” che era la regola della civiltà di un tempo. 
Ci troviamo di fronte ad una nuova inclinazione, non più legata all’assunzione del limite, bensì all’assenza del divieto.
Diventa sempre più difficile per gli educatori sia professionisti che insegnanti o genitori, introdurre la dimensione della regole, insegnare il valore del limite e della legge. I genitori hanno paura di vedere soffrire i figli, non vogliono frustrare le loro aspettative e le loro richieste, così per i ragazzi diventa complicato essere in grado di sopportare l’attesa e la distanza tra il momento della richiesta e quello della soddisfazione. 
E’ proprio questo “NO” che i genitori faticano a pronunciare diventano importanti quando i bambini incontrano la scuola che è il luogo delle regole, degli obblighi. Le regole non devono essere vissute solo come limite o impedimento, le regole servono per il rispetto e il funzionamento sociale della classe, ma servono  anche  per rispettare le richieste di apprendimento, di conoscenza dei codici verbali e scritti a cui il bambino si deve conformare e adattare.
Spesso purtroppo anche la logica messa in campo di chi si occupa di questi ragazzi è  in linea col discorso sociale. Bisogna “correggere”,” normalizzare”,  l’obiettivo è fare scomparire il sintomo insopportabile per genitori e insegnanti.  Le conseguenze dell’applicazione di questo paradigma terapeutico sono la normalizzazione anche a costo di utilizzare terapeuti – psicologi o psichiatri - somministrare farmaci e quindi l’assegnazione di un handicap.
 Io sono una educatrice, non ricerco la “medicalizzazione” ad ogni costo e sono convinta che la miglior “cura” sia garantire relazioni interpersonali basate sul valore del singolo, delle sue capacità e non sulle sue mancanze, dare importanza alle qualità relazionali e ai rapporti affettivi.

Premetto, non sono contraria ad ogni forma di terapia, ci sono oggettivamente soggetti con sofferenza psichica, ci lavoro da oltre 18 anni, ma sono contraria alla teoria del “malato” a tutti i costi, senza dare ascolto a ciò  che il ragazzo/bambino ha l’esigenza di comunicare. Bisogna chiedersi come suscitare la sua dimensione di desiderio, costruire un suo progetto di vita. 
Noi come educatori sappiamo che è il desiderio di un bambino dipende dal desiderio dell’adulto, sia genitore, insegnante o educatore che si prende cura di lui.
Per questo consiglio ai genitori che si trovano con un figlio con problemi di comportamento a scuola ad esigere dalla scuola stessa la presenza in classe di un educatore professionale che segua tutti i ragazzi (non solo il suo) attraverso un percorso di crescita personale e sociale.

mercoledì 10 febbraio 2016

QUESTI DANNATI BULLI!!!

In questo nostro paese garantista ai massimi sistemi dove, se un ladro entra in casa mia per derubarmi e si sloga una caviglia gli devo pagare l'infortunio sul lavoro, gli unici cattivi, ma cattivi veramente sono i bulli!
Grandi, grossi, stupidi, così li immaginiamo tutti nella nostra collettiva ed emotiva immaginazione. Ogni volta che qualche ragazzino/a si fa del male insorgiamo, forca in pugno, per eliminare questi ignobili balordi dalle nostre scuole!
Se però ci fermassimo un momento per pensare con la testa e non con altri organi non idonei, ci accorgeremmo che anche i bulli sono ragazzini, spesso della stessa età della vittima delle loro cattiverie, ragazzini con problemi di autostima (poca? troppa?...), ragazzini senza adulti di riferimento credibili, ragazzini senza regole e senza capacità di fermarsi prima di far del male, prima di farsi del male.
Se guardiamo bene hanno le stesse difficoltà delle loro vittime, ma chiedono aiuto in modo diverso. Anche chi si butta dalla finestra senza aver prima provato a parlare con un adulto per chiedere aiuto (genitore, insegnante, allenatore, parroco...) a mio avviso ha bisogno di regole, punti di riferimento precisi, capacità di fermarsi prima di farsi del male e farne ad altri...
Badate non sono la cattiva di turno che se la prende con i deboli, Dio ce ne scampi! Credo solo che abbiamo davanti ragazzi - bambini della cui educazione dobbiamo farci carico, non stigmatizzarli e identificarli come "il male".
IO SONO CONTRO IL BULLISMO! AIUTIAMO ANCHE I BULLI!

martedì 1 settembre 2015

CERCHIAMO VOLONTARI

PER TUTTI GLI AMICI DI VICENZA 

L'ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE 
TERRA DI MEZZO 
CERCA VOLONTARI DA ATTIVARE ALL'INTERNO DEL PROGETTO 
LUCIGNOLO VA A SCUOLA 
NEL RUOLO DI OPERATORE SOSTEGNO COMPITI.
SI RICHIEDE MAGGIORE ETA' COMPETENZE RELAZIONALI, IN QUANTO SI OPERA CON RAGAZZI CON DIFFICOLTA' - FRAGILITA' DIVERSE, COMPETENZE DIDATTICHE NELLA MATERIA DI INSEGNAMENTO, CAPACITA' DI LAVORO DI SQUADRA.
SE DESIDERI METTERTI IN GIOCO 
CONTATTACI AI NUMERI CHE TROVI ALLA TUA DESTRA.
A PRESTO!!!

TATA MICHELA

martedì 12 maggio 2015

L'ANSIA VISTA DAI RAGAZZI

Quello che vi presento oggi è il lavoro di un gruppo educativo che ho tenuto qualche tempo fa (parecchio per la verità) che trattava delle emozioni. Lo scritto che segue volevo proporvelo per proporvi una riflessione sul 
              "DIFFICILE DI ESSERE DIFFICILE"

TITOLO: L'ANSIA
"Accumula.
Mia madre accumula rabbia.
Spesso.
Quando succede lo senti, anche se sei di spalle, anche se sei in un'altra stanza lo senti.
Cala il silenzio irreale e innaturale che precede una tempesta o un tifone.
Poi esplode come un colpo di frusta ed è una invasione di suoni, parole e mani che arrivano ovunque.
Colpisce duro mia madre, anche se è la metà di me, anche se non sono le sue mani a ferirmi.
Forse è una sua dote innata, forse ci studia sopra, ma le parole sono sempre perfette, ti arrivano dentro e fanno una strage: umiliano, offendono e feriscono, strappano e distruggono anche quel poco di buono di me che riesco ad avere o a costruire.
Quando ero piccolo, mentre lei gridava, riuscivo a rifugiarmi in un mondo parallelo dove c'era il sole e io giocavo a basket, ma crescendo è stato sempre più difficile finchè non ci sono più riuscito. Ora non ho altro mondo che questo, posso rimanere solo qui adesso, con le spalle curve e la testa bassa...
Poi si ferma, il rumore finisce e io rimango senza fiato, senza parole e senza pensieri. 
E so che non è finita.
Torna ad accumulare mia madre, girando per la casa senza sosta. 
Gira e borbotta da sola, sbatte, riordina e so che se riuscirà ad accumulare abbastanza rabbia ripartirà un'altra tempesta, altro rumore.
Stò fermo e aspetto, intanto riattacco insieme i miei pezzi e ingoio il dolore per non muovermi, per non farla arrabbiare ancora, per non farla accumulare di più.
Tra poco si avvicinerà, sempre troppo, invadendo il mio spazio e il mio respiro e, pretendendo di essere guardata in faccia, negli occhi mi chiederà perchè, perchè, perchè?
Non so rispondere.
Metà delle volte non so nemmeno cosa ho fatto e anche quando conosco il mio reato non ne capisco la gravità: il libro dimenticato sul tavolo in cucina, i calzini sporchi per terra o il letto da rifare, sono davvero così tanto gravi da meritare tanto dolore?
Rimango zitto, non rispondo, mai. Non penso desideri davvero una risposta, non penso voglia ascoltarmi, ma d'altra parte non saprei cosa dirle non mi vengono le parole, non ho pensieri in questi momenti.
La guardo negli occhi, come vuole lei, e riesco a leggerle così tanta rabbia e così tanto dolore che non vorrei, mi fa paura.
Chiudo i pugni e la bocca fino a farmi male e chiedo a Dio di farmi sparire."

(laboratorio educativo adhd - 11 - 13 anni) 

mercoledì 11 febbraio 2015

illustrissimi dottori

benvenuti nel mio blog.
e benvenuta anche a te piccola ochetta inutile.
dovete sapere miei piccoli (e pochi) lettori, che abbiamo avuto l'onore di essere stati cercati e trovati, ancora non so come, anzi lo so purtroppo, lo so, da esimi professori e grandi dottori, mi hanno cercato per vedere chi ero, se proprio così cattiva come mi credevano o molto meno.
mi hanno consigliato anche di rivedere il mio profilo che è poco professionale e assolutamente inadeguato alla mia professione (?).
così sono venuta a rileggermelo, e rileggermelo, perchè chi mi ha detto questo è un professionista che stimo (al presente!!!).
Egregio ed emerito dottore, io me lo sono letto il profilo, e sono io, sono proprio io quella lì descritta, io sono così. E' la ragione per cui ragazzi e genitori si rivolgono a me e chiedono i miei servizi.
Vede dottore, io sono una EDUCATRICE, e so che per lei e per la sua giovane ochetta questo è un lavoro di ripiego e che quando siete costretti a farlo non vi piace (e spesso lo fate male), ma in realtà è ciò che io faccio da circa trent'anni, è quello che ho voluto fare da quando ero bambina, e MI PIACE TANTISSIMO!!!  Non sono lontana 4 metri da chi piange come fate voi, io chi piange ce l'ho addosso, le mie sedute non durano 50/60 minuti a costi incredibili, io sono con le persone per sette, otto ore al giorno, il dolore, la sofferenza mi rimangono addosso per giorni...
Se non sei abbastanza spiritosa, se non ami tanto la vita e ciò che rappresenta, non lo fai il mio lavoro, è una professione per gente che sa ridere, far battute.
Mi spiace che non abbiate voluto conoscermi.
Spero che mi ridiate indietro i soldi invece (eh, ogni promessa è debito...)
Vi saluto esimi, e anche a te ochetta, vi auguro di trovare ciò che cercate, per quanto non possiate crederlo io l'ho trovato (rabbia e aggressività incluse)
la vostra tata michela

venerdì 19 dicembre 2014

LUCIGNOLO VA A SCUOLA

A Vicenza, si è aperto un nuovo punto educativo che tratta principalmente bambini e ragazzi con disturbi del comportamento, tutte le forme di disturbo, dalle più semplici fino alle più aggressive e pericolose.
Il punto educativo si
chiama LUCIGNOLO VA A SCUOLA.
L'attività al momento tratta solo le problematiche scolastiche 
La novità del progetto consiste nel fatto che il punto educativo è tra i primi ad occuparsi di interventi educativi e non solo terapeutici o psichiatrici, che per altro non vengono intrapresi all'interno del punto educativo. (per scelta educativa, i ragazzi devono essere seguiti da specialisti esterni)
Non negando assolutamente che questi ragazzi hanno bisogno di un intervento di terapia (psicologico, psichiatrico di cura), non molti si pongono il problema che, finito l'incontro con lo specialista le famiglie tornano a casa e si trovano spesso in difficoltà. Fuori dallo studio del professionista la famiglia si trova sola quando va bene, con le indicazioni date. Anche la scuola negli ultimi tempi si trova in situazioni relazioni e sociali compromesse da una incapacità di gestione dovuta a Disturbi del Comportamento. 
La situazione-problema che si viene a creare, è fonte di ansie- e in alcuni di casi di paura- per tutti coloro che sono coinvolti; l'imprevedibilità dei comportamenti e la loro intensità – che non di rado diviene aggressività dirompente – può indurre le figure educative a commettere l'errore di adottare strategie estemporanee o di servirsi di strumenti le cui regole di utilizzo sono sottoposte a deroghe continue. Questo succede sia nelle famiglie che nella scuola. Questa modalità operativa, anche se animata da propositi educativi corretti, di fatto rinforza le condotte disfunzionali e ingenera un clima di disorientamento e di provvisorietà. 
Ogni disturbo del comportamento può essere trattato a livello educativo, con specifiche tecniche, a condizione però che queste vengano progettate e predisposte  da educatori professionisti, meglio se in sintonia con il terapeuta di riferimento e sulla persona reale e applicate con la coerenza che lo strumento di intervento e la situazione richiedono. 
I genitori quindi possono fare riferimento a questo punto educativo dove potranno trovare sostegno e indicazioni utili per un intervento pedagogico ed educativo professionale e competente e dove il loro figlio potrà proseguire il suo percorso di crescita personale.
Il punto educativo interviene infatti sia a livello didattico che di consulenza educativa, utilizzando tecniche educative che comportino un adeguato repertorio comportamentale.